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Applicazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990

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Ministero dell'interno
Circ. 24-2-2006 n. 5/2006
Applicazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 ai procedimenti anagrafici.
Emanata dal Ministero dell'interno, Dipartimento per gli affari interni e territoriali, Direzione centrale per i servizi demografici.

L. 7 agosto 1990, n. 241

 

Circ. 24 febbraio 2006, n. 5/2006

Applicazione dell'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990 ai procedimenti anagrafici.

 

 

 Emanata dal Ministero dell'interno, Dipartimento per gli affari interni e territoriali, Direzione centrale per i servizi demografici.

 

 

 

  Ai  Sigg.ri Prefetti della Repubblica 
    Loro sedi 
  Al  Commissario del Governo per la provincia di 
    39100 Bolzano 
  Al  Commissario del Governo per la Provincia di 
    38100 Trento 
  Al  Presidente della regione autonoma Valle d'Aosta 
    Servizio affari di prefettura 
    P.zza della Repubblica, 15 
    11100 Aosta 
e, p.c.  Al  Commissario dello Stato per la regione Sicilia 
    90100 Palermo 
  Al  Rappresentante del Governo per la regione Sardegna 
    09100 Cagliari 
  Al  Gabinetto dell'on.le sig. Ministro 
    Sede 
  All'  Ispettorato generale di amministrazione 
    Sede 
  All'  Istituto nazionale di statistica 
    Via Cesare Balbo n. 16 
    00184 Roma 
  All'  Associazione nazionale comuni italiani 
    Via dei Prefetti n. 46 
    00186 Roma 
  All'  Associazione nazionale ufficiali di stato civile ed anagrafe 
    Via dei Mille n. 35 E/F 
    40024 Castel San Pietro Terme (BO) 
  Alla  DE.A. - Demografici Associati 
    c/o Amministrazione Comunale  
    V.le Comaschi n. 1160 
    56021 Cascina (PI) 
  Al  Servizio documentazione della Direzione centrale per i servizi demografici 
    - per gli adempimenti di competenza - 
    Sede 

 

 

 

Dall'esame dei ricorsi giurisdizionali ed amministrativi prodotti, in seguito a provvedimenti di diniego della richiesta di iscrizione anagrafica, è emerso che uno dei motivi di impugnativa più frequenti è rappresentato dall'omessa comunicazione prevista dall'art. 10-bis della legge n. 241 del 1990, il quale introduce l'obbligo per le Amministrazioni, nei procedimenti ad istanza di parte, di dare comunicazione all'interessato dei motivi sui quali si fonda la proposta di provvedimento negativo.

In particolare, in base a tale disposizione, le Amministrazioni, prima dell'adozione del provvedimento finale, sono tenute a comunicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche, che impediscono l'accoglimento dell'istanza ovvero l'accoglimento parziale della medesima.

Tale fase endoprocedimentale, che riguarda i provvedimenti ad istanza di parte e quelli a contenuto negativo, costituisce una ulteriore fase partecipativa, tesa a valorizzare il procedimento come effettivo luogo di acquisizione degli interessi e di riduzione del contenzioso.

In proposito, questa Amministrazione, come già anticipato nelle risposte ai singoli quesiti (cfr. sito web http://www.servizidemografici.interno.it), ha ritenuto siffatta disposizione applicabile ai procedimenti anagrafici, tenuto conto del tenore dello stesso art. 10bis, che individua le fattispecie per le quali non opera la previsione in parola ed in cui il legislatore ha considerato prevalenti le esigenze di celerità.

La norma in parola non indica analiticamente il contenuto del cosiddetto "preavviso di rigetto", ma si limita a prevedere che lo stesso deve riportare i motivi che ostano all'accoglimento della domanda, sicché il provvedimento di preavviso dovrà dare contezza degli elementi di fatto e di diritto che impediscono di definire positivamente il procedimento anagrafico ad istanza di parte.

È da precisare, altresì, che nonostante la formulazione estensiva dell'art. 3, comma quarto, delle legge n. 241 del 1990, il quale prevede che «In ogni atto notificato al destinatario devono essere indicati il termine e l'autorità cui è possibile ricorrere» il preavviso di rigetto, da portare, comunque, necessariamente a conoscenza del richiedente, non deve contenere tali indicazioni, potendo l'interessato impugnare l'eventuale provvedimento finale di diniego.

In base al contenuto del citato art. 10-bis, il provvedimento finale da parte dell'ufficiale d'anagrafe non potrà essere adottato prima di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, potendo il richiedente, in tale arco temporale, presentare per iscritto le proprie osservazioni.

Invero, tale termine potrà essere oggetto solo di differimento da parte dell'ufficiale d'anagrafe, in relazione alla natura del singolo procedimento, mentre lo stesso istante, trattandosi di un termine a valenza difensiva, può manifestare la volontà di rinunciare al suo integrale decorso in funzione di una emanazione più rapida del provvedimento anagrafico.

Pertanto, una volta pervenute le osservazioni, o, in mancanza, decorso inutilmente il termine concesso per la produzione dei documenti, l'ufficiale d'anagrafe dovrà definire il relativo procedimento, indicando, in caso di mancato accoglimento delle osservazioni pervenute, le ragioni nel provvedimento finale (ultima parte art. 10bis).

È da rilevare, in proposito, che il terzo inciso dell'art. 10-bis prevede che «La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo».

Si prega di voler portare a conoscenza dei Sigg.ri Sindaci il contenuto della presente circolare, sottolineando l'importanza del nuovo istituto, la cui corretta applicazione potrà, da un lato, risultare di grande utilità nella fase istruttoria del procedimento anagrafico, e, dall'altro, determinare una deflazione del contenzioso.

 

Il Direttore centrale

Ciclosi

 

 

 

   

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