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13 febbraio 1997 - Sindacato di Polizia organismo ibrido, un po' sindacato , un po' corpo separato

Dettagli

 

VALDA26

La legge di riforma , votata da una stragrande maggioranza in Parlamento , aveva in se elementi da sviluppare e ampliare perché frutto di un necessario compromesso.

L’art. 95 limita le materie contrattuali, l’art. 82 vieta l’adesione ai sindacati confederali , l’art. 84 proibisce il diritto di sciopero.

Questo ha fatto della nostra organizzazione un ibrido un po' sindacato un po' corpo separato.

Il risultato raggiunto è visibile ad occhio nudo , una categoria senza memoria, dedita alla ricerca spasmodica dell’interesse privato, con l’apporto decisivo della struttura CISL per l’introduzione, affermazione della peggiore attività clientelare.

Il comparto sicurezza sbandierato come una ulteriore conquista sindacale ha in se un ulteriore elemento limitativo , infatti, con quest’atto è stato abolita la contrattazione decentrata.

Tutto avviene al centro , alle strutture periferiche il mandato di semplice controllo , senza nessun ruolo politico.

Su questa grande truffa è iniziata l’ultima stazione della Via Crucis della nostra area.

Dopo la sentenza della Corte Suprema sull’equiparazione fra sottufficiali dei Carabinieri e gli Ispettori della Polizia , bisognava far ingoiare ai poliziotti una volontà politica che cozzava ed è tuttora una ferita aperta con i principi innovativi della Legge 121.

E’ illuminante, ricordare che a quei tempi il Segretario Generale era LO SCIUTO , responsabile della Segreteria Nazionale per il settore sindacale era COSI .

Apre la memoria rileggere un articolo sulla rivista Progetto Sicurezza dove il COSI denunciava l’Amministrazione (sic !! ) e argomentando con dovizia di particolari la sua contrarietà a quel progetto , rimetteva pubblicamente nella mani del Segretario Generale il problema.

Nello stesso periodo l’organizzazione era scossa da un cieco furore autonomistico , si chiedeva a gran voce la confederalizzazione delle aree, a tal progetto con una posizione ancora più radicale partecipavano anche alcuni esponenti della nostra area ( firmando documenti in proposito ) con una proposta di autonomia sia politica sia organizzativa dalle Confederazioni .

Un dibattito , oggi possiamo dire strumentale, perché con una accorta regia fatta sicuramente all’esterno del sindacato , il gruppo CISL si spaccò e all’area CGIL venne concesso l’onore di esprimere il Segretario Generale, durante questo mandato è stato approvato il riordino delle carriere così come preparato dalla’Arma dei Carabinieri,è passato il comparto sicurezza con l’abolizione della contrattazione decentrata , è stato firmato un contratto e non c’è stata, una che è una assemblea di illustrazione , il punto è lampante raggiunti questi risultati l’Amministrazione dà disposizione di ritornare all’antico , il gruppo CISL si ricompatta su COSI ( è lo stesso che aveva attaccato duramente il riordino , oggi può ben dire che se operante le responsabilità è di altri ) fa patto di maggioranza con la UIL , chiede e ottiene con i numeri a disposizione il controllo nuovamente del SIULP.

I criteri di democrazia interna avanzati dalla CISL e fondati sulla mera quantificazione numerica onde «» conquistare «» le cariche direttive nell’organizzazione sindacale non possono, per le strutture particolari del SIULP continuare ad essere lo strumento di governo del Sindacato.

I sistemi , tutti noti, adottati dalla CISL per incrementare il suo seguito , noi li contestiamo e detestiamo , allo stesso tempo sarebbe suicida una ricomposizione che non tenga conto delle realtà presenti e già ricordate.

E’ necessario quindi ottenere in via prioritaria e definitiva una risposta che dovrà essere necessariamente politica circa la reale ed improcrastinabile creazione di effettivi contrappesi all’interno dell’organizzazione in cui la gestione e la direzione del Sindacato avvenga non già quale espressione di realtà numeriche di cui tutti noi conosciamo le origini, bensì attraverso una effettiva rotazione delle cariche che preveda incompatibilità assoluta nel cumulo di posizioni di vertice sia in campo Provinciale , Regionale che Nazionale.

Riteniamo che vi sia l’urgente necessità di una definitiva presa di posizione affinché la partecipazione alla direzione del sindacato non sia solo una comoda realtà per quanti ricoprono incarichi di vertice.

Il gruppo che fa riferimento alla CGIL , è composto da Dirigenti capaci, Funzionari con alte qualifiche , autori fra l’altro di proposte , programmi, analisi lucidissime, ciò che è inspiegabile è la frattura esistente fra ideazione e responsabilità pratica sul territorio . Anche la raffigurazione di questo fatto , è stata pilotata etero-diretta, il gruppo, e questo vale in particolare per quello romano, si è diviso , o meglio a qualcuno è convenuto che si dividesse parteggiando o per Sgalla o per Giardullo, nascondendo così con una potente ipnosi questo dualismo che altro non era che una stessa faccia di una medaglia al suo rovescio era la tutela e rappresentanza dei lavoratori di polizia secondo principi , regole, rappresentatività delle categorie che compongono la confederazione CGIL .

Se a questi fatti ormai acclarati da comportamenti , uniamo la debolezza intrinseca del sindacato come soggetto contrattuale, è facile immaginare perché a Roma , il gruppo Dirigente, con l’apporto tangibile e determinante dell’ex Segretario Generale è costituito da un solo raggruppamento .

L’attività politico-sindacale, non era programmata per esercitare un ruolo democratico di confronto , collaborazione , partecipazione ,ma rispondeva ad una logica di appartenenza personale, da una visione offuscata da un potente arrivismo su un indirizzo che prefigurava una organizzazione autonoma , che tuttalpiù poteva consultarsi con la CGIL.

Negando di fatto, perchè abbagliati da potere , la realtà di questo sindacato, limitato nelle sue politiche contrattuali e debole politicamente, a questa realtà non c’è confronto politico , dialettica non esiste, si discute solo e soltanto di proposte organizzative.

Se oggi a Roma rinasce un’attenzione dei partiti, delle associazioni, degli enti locali , delle istituzioni , è merito di alcuni poliziotti democratici che stanchi e delusi dalla evanescenza dei quadri dirigenti , si sono messi in moto.

A questi incontri portiamo il nostro essere appartenenti alla CGIL , rispettosi delle regole , dei principi che animano questo grande sindacato, rifuggendo dal parteggiare per l’uno o per l’altro .

Al congresso del PDS abbiamo fatto nostra una proposta di un nostro dirigente nazionale e abbiamo promosso un ordine del giorno per costituire nell’ambito dell’Osservatorio Metropolitano, organismo previsto nel congressuale di Roma , l’istituzione di una Consulta cittadina sulla sicurezza , abbiamo chiesto al PDS e a RIFONDAZIONE COMUNISTA di creare nei loro organismi , di Direzione Politica, strutture atte a riprendere anche unitariamente il progetto di democratizzazione degli apparati dello Stato.

Abbiamo provato , e continuiamo a provare, profonda soddisfazione per il lavoro fin qui svolto ed è nostra ferma volontà continuare in tal senso, è la CGIL che lo insegna , il Sindacato dei Lavoratori così come è stata definita la nostra organizzazione non può tollerare spazi corporativi , clientelari, contigui all’Amministrazione , nel nostro specifico caso, oltre al mero aspetto sindacale c’è un immenso palcoscenico su cui si rappresenta Sicurezza - Legalità - Democrazia -,noi, e soltanto noi , possiamo essere in questo scenario gli attori principali.

Chiedere a noi di partecipare ad una ricomposizione dell’area romana senza prima derimere tutte le questioni aperte , che per noi si sintetizzano nel ritornare ad una politica attiva nella categoria, nella città , nella società in nome e per conto della CGIL, diventa un esercizio inutile , noi , la nostra scelta l’abbiamo fatta .

Le disgrazie rinforzano l’animo , fanno uomini gli adolescenti, l’uscita di Sgalla non può chiudersi con l’invito a volersi bene , ricostituendo di fatto tutte le condizioni che hanno prodotto il risultato attuale , nel nostro divenire è ben presente la memoria di patti, accordi, fatti con persone inaffidabili quanto inattendibili, non è più possibile ,e questo vale sia per gli altri che per noi .

Le regole democratiche devono essere le stesse che permettono alle categorie della CGIL piena funzione politica.

 

Roma,lì 13.2.1997

 

 

Giuseppe RAFFAELE

Roberto VITANZA

Roberto MANCINI

Massimiliano VALDANNINI

Antonio COSTA

Antonio PAPA

Nicolantonio MINERVINI

Gianclaudio VIANZONE

Giorgio PIETRINI

 

AREA CGIL SIULP

   

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