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LETTERA APERTA AL SEGRETARIO GENERALE CGIL SERGIO COFFERATI

Dettagli

 

LETTERA APERTA AL SEGRETARIO GENERALE CGIL SERGIO COFFERATI

E per conoscenza

AI COMPONENTI IL DIRETTIVO NAZIONALE CGIL

 

Il sottoscritti Dirigenti e iscritti SIULP che nel corso degli ultimi congressi si sono riconosciuti nella componente CGIL della medesima organizzazione sindacale , con avallo della Confederazione di riferimento , non sono stati ascoltati .

Nonostante burrascosi incontri, consigli e compromessi, ancora una volta ha vinto il teorema che le “aree di sofferenza”, pur non avendo alcun consenso, hanno diritto di rappresentanza aprioristicamente da qualsiasi verifica delle opinioni della base.

Sì, perché la scelta di disgregare il SIULP è semplicemente dettata dall’esigenza di dare rappresentatività a chi non ha consenso nella categoria e crede di avere rappresentanza scimmiottando, i legittimi ed autonomi intendimenti confederali sui valori unitari e sulla libertà sindacale.

Un progetto confuso, basato sulla presunzione di modificare a breve gli artt. 82 e 83 della 121/81 alla luce di una Sentenza della massima Corte che non poteva essere contraria al riconoscimento delle libertà sindacali a tutti i Corpi di Polizia.

Il debole pensiero di rimestare concetti alti come quella universale di libertà individuale di autodeterminazione, con quella appendice libertà sindacale, per nobilitare la mera identificazione in una sigla confederale piuttosto che SIULP.

Teorie astruse che hanno sortito solo una grave incomprensione nella categoria, non ancora informata e consapevole, ed una paradossale, a volte paranoica, contrapposizione tra lavoratori e militanti.

Logica debole perché basata sul revisionismo storico del SIULP, considerandola organizzazione di compromesso per avviare il processo di riforma della Polizia, sulla presunzione del sindacalista di professione di invadere tutti i campi dello scindibile e quindi impossessarsi anche dei temi della sicurezza trascurando invece il potere contrattuale e le rivendicazioni salariali delle quali è chiamato a rispondere in nome dei lavoratori iscritti, sul destino cieco e baro perché basato su una sentenza addomesticabile della Corte Costituzionale che invece così non è stata.

Eppure, qualche segretario provinciale aveva coscienziosamente avvertito che tale progetto, si inseriva pericolosamente in un contesto generale dell’istituzione e del Paese particolarmente ostile alla mondo confederale ed alle forze progressiste, che le politiche della sicurezza, se è vero che comportano un costo ed un danno a tutti i lavoratori italiani, troppi sono i soggetti che parlano senza praticarla, troppe le paure instillate nella gente per fini strumentali e poche le soluzioni concrete.

La recente sentenza della Corte Costituzionale non è che l’amara conclusione dell’ostilità di questo Paese alla sindacalizzazione di corpi militari, considerando tale status una certificazione di “affidabilità” specie per quelli con compiti di sicurezza e segretezza.

Lo “svoltismo”, invece, si è fondato dalla presunzione di quadri privi di suffragio della base ma benvoluti ed accolti nel palazzo, che hanno voluto, fuoriuscire, per difendere la loro rappresentanza messa in grave pericolo, per misurarsi in una organizzazione addomesticata, contraddistinta dalla mera conferma dei quadri sindacali, spesso con opinioni orientate e fideistiche.

L’azzeramento delle cariche direttive al prossimo Congresso nazionale, ha preoccupato soprattutto chi preferisce far politica solo ed esclusivamente ai massimi vertici e con i massimi rappresentanti, senza validarsi con i lavoratori.

Quindi l’isolamento dei quadri dissidenti, sospettati di essere ”cosiani” o addirittura ”cislini”, poi l’accusa di infedeltà, senza alcun confronto o consultazione, dei quadri silenti che non hanno contestato abbastanza ed apertamente o hanno condiviso nei contenuti le manifestazioni partitiche e l’iniziativa CISL di Roma, e “dulcis in fundo” la sconfessione dei quadri che posti di fronte ad una scelta forzata, o con Noi o contro di Noi , per onestà intellettuale hanno preferito rispettare il mandato ricevuto dagli iscritti SIULP e soltanto da loro.

Un metodo che non ha niente di cultura confederale della democrazia.

La sfiducia di NOTARI, non considerato più referente di area perché non più orientabile, è la conclusione di diversi tentativi di produrre documenti senza l’opportuna consultazione democratica e consapevole dei compagni; l’esclusione sistematica dei compagni dissidenti; la stesura e la firma di uno statuto dalla componente elitaria di 11 dirigenti sindacali affidabili; una mozione di ordine in Consiglio generale, preparata tra i soliti noti all’insaputa della totalità dei componenti di area per debellare il SIULP; la conferenza stampa prestabilita il giorno dopo il Consiglio generale, sono pratiche ben lontano da quelle confederali e più da colonnelli del sud America in cerca di spazio al sole.

Oggi abbiamo un ennesima sigla sindacale, con l’ambizioso progetto di raggiungere almeno 5000 iscritti per ottenere un minimo di rappresentatività, mentre per la rappresentanza politica, e qui si sottolinea la miopia politica di tali colonnelli, si sperava nei ricorsi giurisprudenziali, tra i quali l’imminente riconoscimento delle libertà sindacali e conseguente abolizione degli artt. 82 e 83 L.121/81 e l’intimazione in carta bollata per ottenere l’esclusiva del simbolo SIULP.

Il risultato è fin troppo evidente, riduzione del potere contrattuale e politico dei lavoratori ed il rischio per le Confederazioni di inficiare la capacità di interloquire con la categoria.

Risultato, controproducente proprio per il processo di democratizzazione di altri corpi militari, anche se bisogna interrogarsi se mai completamente realizzato per la Polizia di Stato.

Invero viene riproposto proditoriamente un nuovo soggetto politico, con obiettivi incerti e personaggi poco credibili, impegnati finora in maniera ossessiva, esclusiva e sbrigativa ad eliminare il SIULP per cancellare qualsiasi traccia delle scelte sindacali sbagliate, della miopia politica e del fallimento del progetto riformista della Polizia di Stato, il sospetto di un eccessivo ammiccamento dei favori e della benevolenza di alti esponenti dell’apparato piuttosto che interessi collettivi.

La recente sentenza della Corte Costituzionale sulle libertà sindacali dei corpi militari, una decisione triste e grave, è il segnale indiscutibile della potenza degli apparati protesi a coltivare la separatezza dei corpi militari nella società ed ostili ad ogni possibilità di democratizzazione di tutti i settori dello Stato ancorandolo al concetto di terzietà ed autonomia dal mondo politico ed in particolare dal mondo sindacale.

Eppure, la Consulta ha posto l’accento nella salvaguardia della “coerenza interna” e della “terzietà” dei militari rispetto al mondo politico e sindacale, una clausola che rende ancora riproponibile ed attuale il modello SIULP.

D’altro canto, serpeggia il dubbio che anche il processo di delegittimazione del SIULP, come l’accantonamento dell’unità delle forze di Polizia e smilitarizzazione di ogni servizio investigativo e degli apparati di sicurezza, favorisca il progetto di involuzione della riforma di Polizia, quale desiderio dagli apparati di disfarsi di ogni trasparenza e democrazia per assicurare l’affidabilità, cieca ed obbediente, delle istituzioni.

Più dei due terzi di questo SIULP, hanno una sempre maggiore consapevolezza della validità del modello democratico di governo della sicurezza, suffragato da 32.000 poliziotti che riconoscono questa organizzazione sindacale, lo strumento di attrazione democratica migliore per impedire dall’interno, pericoli involutivi e degenerativi dell’istituzione Poliziaefavorire all’esterno l’avvio di concreti processi di democratizzazione delle forze di Polizia a status militare.

Serpeggia la consapevolezza, diffusa anche nel semplice iscritto, che non sono mancate spinte speculative interne tipicamente reazionarie e conservatrici che hanno alimentato la cultura separativa tra società e Polizia, attraverso sindacati autonomi ed associazioni corporative e classiste che sono lo strumento subdolo per minare la solidarietà fra la categoria, che hanno trasversalmente contribuito al progetto di rasserenare il potente Dipartimento della P.S. ( che intanto distribuiva prebende e favori ai più compiacenti), pilotare le scelte progressiste inpaludandole in riformismi più confacenti agli interessi dell’apparato come lo snaturamento dei principi della L.29/93 sbandierata come riappropriazione del ruolo sindacale e responsabilizzazione dell’amministrazione; i forti ritardi nella conclusione dei contratti; l’abbozzare progetti di progressione di carriera basati sull’anzianità e non sulla professionalità; l’assurdo mantenimento di istituzioni accademistiche piuttosto che formazione permanente e qualificata.

Si ha il forte dubbio che i quadri dirigenti nazionali che hanno voluto creare la rottura del SIULP, abbiano speso le proprie energie per mettere in discussione i sistemi organizzativi di questa organizzazione piuttosto che la proposta riformista del sistema sicurezza.

Noi crediamo nell’unità dei lavoratori che ha permesso le conquiste proletarie per il riscatto sociale, cercando la riaggregazione di tutti quei colleghi concretamente interessati a far funzionare meglio la Polizia, renderla più trasparente, per creare condizioni di miglioramento del lavoratore di Polizia e a tutti cittadini un servizio più efficiente e una migliore sicurezza urbana.

Gli intendimenti del pseudo-modello organizzativo voluto da alcuni dirigenti sindacali , che mai hanno coinvolto i quadri periferici particolarmente predisposti per temi, preferendo sobbarcare qualsiasi spazio di rappresentanza alla persona affidabile, mai si sono impegnati concretamente per rivitalizzare le stesse aree di pensiero, preferendo operare a bassa energia, che sempre si sono caratterizzati non alla formazione della base ma all’assecondamento di interessi egoistici, sono interpretati dalla categoria come il legame indissolubile ad un patto di potere per interessi egoistici e di protagonismo individuale, vuoto di contenuti ma ricco di esternazioni pubbliche e pubbliche relazioni, più che ad un patto di solidarietà per il raggiungimento di un interesse generale e l’ottenimento di obiettivi particolarmente cari e caratterizzanti della sinistra.

Alla luce dei fatti narrati appare necessario per il bene dell’organizzazione che rappresentiamo definire con chiarezza i rapporti e le relazioni interne del SIULP, quindi aprire un costante e tenace contraddittorio con l’amministrazione (e non internamente alle organizzazioni confederali in uggiose polemiche), impedire la comunicazione unilaterale, la separatezza della Polizia, le contrapposizioni categoriali ed interne, favorire la socializzazione e la cultura democratica e legalitaria.

Noi attueremo una verifica, possibilmente con una consultazione democratica e ampliata a tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato, riconfermando il modello SIULP dopo una opportuna conferenza organizzativa che rilanci il modello unitario ad ispirazione confederale con chiari punti programmatici che, sviluppati senza pregiudizi o analisi precostituite, siano approvati dopo un coinvolgente percorso democratico.

Se necessario tale percorso può anche prevedere la diversificazione per area dei congressi regionali e nazionali, perché siano poi il motivo fondante per l’aggregazione a questa o quella area, ed alle diverse ideologie e la “regola” per stare insieme in un progetto ideale ed unitario.

Un SIULP riorganizzato che diventi il sindacato confederale per tutte le forze di Polizia.

Un SIULP sempre più grande e sempre più vivo.

Il resto è aria fritta, è un grande bluff.

 

Massimiliano VALDANNINI

Segretario Provinciale SIULP Roma

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Gianclaudio VIANZONE

Segretario Regionale SIULP Piemonte

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Giorgio PIETRINI

Segretario Regionale SIULP Piemonte

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Antonio Ciaramella

Segretario Generale Siulp Piemonte

   

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