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Lettera aperta al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri On.le Massimo D'Alema

Dettagli

 


Lettera aperta.

Al Signor Presidente del Consiglio On. Massimo D’Alema

^^^^^^^^^^^Egregio Signor Presidente,

nel battage che ormai quotidianamente ci assilla grazie a soggetti quale il signor ROMITI, su come occorra intervenire ulteriormente in merito alle pensioni, penalizzando senza mezzi termini i lavoratori dello Stato, vorremmo porle alcuni quesiti.

Lei pensa veramente che tutti i mali economici che affliggono il nostro paese siano da imputare al sistema previdenziale, oppure siano dovuti anche ad una classe imprenditoriale capace solamente di attingere dai fondi dello stato, capace di aprire stabilimenti all’estero approfittando delle altrui miserie mentre in Italia la disoccupazione cresce, capace di vendere i prodotti all’estero solo quando la lira si svaluta, capace solo di lamentarsi delle tasse e del costo del lavoro?

Francamente riesce difficile credere a tali lamentele quando le stesse vengono fatte dai ponti degli Yacht, dalle isole Barbados o dai sedili in pelle di auto che costano l’equivalente di un appartamento.

L’impressione è che qualunque sia la svolta politica intrapresa, il "salvadanaio" rimanga sempre lo stesso - le casse dell’I.N.P.S..

In un paese civile e democratico, quale pensiamo sia il nostro, i fondi previdenziali dovrebbero servire per le pensioni e per l’assistenza sanitaria, specialmente per i ceti più deboli, che stranamente aumentano in maniera proporzionale alla sormontante privatizzazione.

Ma la cosa più curiosa è che ancora nessuno conosce quale sia la reale portata economica dell’I.N.P.S., i conti infatti, al di là di demagogiche e stratosferiche cifre, non si conoscono ancora, non si sa quali e quanti siano i soldi che vengono "spesi" per le pensioni, quelli per l’assistenza sanitaria e quelli per l’assistenza devoluti a tutti gli enti creati per fornire dei servizi sociali.

Quando si cerca veramente di far quadrare i conti dello stato, si dovrebbero considerare obiettivamente tutti gli aspetti che lo compongono, senza retaggi ipocriti e conservatori che non avevano motivo di esistere nel secolo scorso, figuriamoci nel 2000.

Parliamo di prostituzione di tossicodipendenza e quant’altro.

La prostituzione è reale e concreta, bisognerebbe essere degli struzzi per non accorgersi che esiste ed è una realtà di cui lo stato non si occupa in modo adeguato, garantendo cosi alti profitti ed impunità alle organizzazioni criminali, di qualsivoglia paese che ne hanno il controllo.

Allora il discorso da fare, se scevro da mentalità retrograde è: "evitiamo che rimanga di dominio delinquenziale, mettiamo in regola la situazione e facciamo in modo che la gente che vuole fare il mestiere più vecchio del mondo lo faccia per scelta e non per costrizione, e pagando le tasse abbia la piena dignità ed i diritti di tutti i lavoratori, contribuendo altresì al sistema previdenziale pubblico.

Ma non sono solo quelli i soldi che mancano all’I.N.P.S..

Sono quelli che vengono dispersi in attività che nulla hanno a che spartire con la previdenza, quali enti assistenziali il cui bilancio fa dubitare che l’intento umanitario sia secondario al profitto. Come si fa a pensare che la legalizzazione delle sostanze stupefacenti, che garantirebbe più controllo sanitario da parte dello stato e meno porcherie assunte dai tossicodipendenti, nonché meno profitti per i criminali, possa essere condiviso da alcune comunità di recupero che hanno bilanci annui cospicui e che fruiscono di sovvenzioni da parte dello stato?

Sono altresì quelli che vengono elargiti in mensilità regali, quali gli oltre 36.000.000 di Lire percepiti dall’On.le AMATO. Ma con quale faccia può intervenire sull’istituto previdenziale quando ancora coesistono ampie sacche di privilegiati, come lui, e pensionati minimi sociali che prendono 600.000 Lire al mese?

Il dubbio, purtroppo maligno, che ci sovviene è:" Non è che questa bagarre sulle pensioni sia finalizzata a spingere tutti verso la privatizzazione del sistema previdenziale, per il quale è noto che i maggiori istituti privati sono di proprietà o comunque a partecipazione societaria di un ampio fronte trasversale che accomuna soggetti di Confindustria a parlamentari di destra, centro e centrosinistra?".

Le assicuriamo che, come tante altre categorie di lavoratori dipendenti, anche gli appartenenti alle Forze dell’ordine rivendicano il diritto ad un dignitoso riconoscimento del proprio lavoro, e credendo nello Stato, quello sulla cui Costituzione dovrebbe essere fondato, ripudiano una forzata privatizzazione dei suoi istituti, soprattutto quando, come al solito, penalizza i lavoratori e favorisce il lucro degli ormai noti "poteri forti".

Distinti saluti.

2 settembre 1999

Giorgio Pietrini - Segr.Reg. S.I.U.L.P - Piemonte

Gianclaudio Vianzone - Segr.Reg. S.I.U.L.P - Piemonte

Massimiliano Valdannini - Direttivo Prov.le S.I.U.L.P.- Roma

   

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