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Febbraio 1999 - Analisi sindacale di Massimiliano Valdannini 

Dettagli

 


Partendo dal presupposto fondamentale che il SIULP ha da sempre ribadito la sua scelta di principio sul carattere libero, autonomo e pluralista dell’organizzazione sindacale, è quindi inscindibile effettuare l’analisi periodica per vedere se nel tempo sia ancora salvaguardato il pluralismo delle idee, delle tradizioni politico-culturali che sono proprie della nostra organizzazione sindacale.

 

Credo fermamente che l’unità della nostra organizzazione dovrebbe essere sinonimo di democrazia garante del pluralismo e che di fatto costituirebbe la premessa e la condizione insopprimibile acchè non si verifichi la supremazia di una componente sull’altra .

 

Nel contesto quotidiano che ci circonda prendiamo atto in continuazione che la divisione tra sindacati non ha consentito una maggiore democrazia sindacale e di pari passo si è verificato l’indebolimento del potere contrattuale e di rappresentanza , causando collateralmente una perdita di consenso e di partecipazione alla vita democratica del sindacato da parte della stragrande maggioranza dei lavoratori di polizia.

 

La pletora di sindacati , sorti nell’arco degli ultimi 15 anni ,non hanno fatto altro che sollecitare le esasperazioni , aumentare le divisioni all’interno della stessa categoria , facendo così il gioco dell’Amministrazione che puntualmente controlla le nostre diatribe dall’alto di un osservatorio privilegiato mettendoci , a volte, del proprio per alimentarle laddove non esistono .

 

Per il SIULP agli albori , la democrazia sindacale ha costituito lo strumento insostituibile di salvaguardia della propria autonomia di elaborazione e di decisione .

 

Oggi sta ripartendo una preponderante discussione su questa forzata unitarietà e se da essa i poliziotti ne abbiano tratto giovamento.

 

E’ vero che siamo alle soglie del terzo millennio, ma credo che ci sia d’obbligo ricordare in maniera forte ed incisiva le origini dalle quali la nostra struttura è sorta , e quindi partire da esse per fare un approfondito esame se sussistano ancora le condizioni di unitarietà.

 

Il SIULP nacque sull’esperienza del sindacato confederale , che come sappiamo parte nel giugno del 1944 , allorquando gli esponenti delle principali correnti sindacali italiane (comunista,democratico cristiana e socialista) nelle persone di Di Vittorio, Grandi e Canevari sottoscrissero il “” Patto di Roma “” sancendo la nascita di un unico organismo confederale per tutto il territorio nazionale denominato Confederazione Generale Italiana del Lavoro.

 

I momenti che precedettero e susseguirono la nascita della CGIL non furono facili , ma di fatto furono gettate delle basi per una elementare convivenza , superando quelle che erano le barriere e sancendo regole per il reciproco rispetto circa l’opinione politica e per la fede religiosa .

 

Il primo punto del “” Patto di Roma “” prevedeva che la CGIL fosse fondata sul principio della più ampia democrazia interna, che tutte le cariche sociali fossero designate dal basso , e che in ognuno degli organismi dirigenti dal vertice alla base, doveva essere assicurata la partecipazione proporzionale delle minoranze e che in tutte le fasi si doveva assicurare la libertà di espressione ed il rispetto reciproco di ogni opinione politica , non evincendo nel Patto stesso una qualsivoglia sorta di privilegio per i c.d. “ unti dal signore “ .

 

Da qui l’obbligo di fare un raffronto tra quelle che furono le origini della nostra nascita e la situazione attuale.

 

Se osserviamo l’attuale constatiamo che la consultazione della base non e’ più’ scontata , oramai le decisioni più importanti, al pari dei vari contratti, passano sopra le teste dei lavoratori .

 

La consultazione che viene effettuata è solo una mera operazione di facciata in quanto poi alla fine chi è deputato a sedere al tavolo delle trattative concerta tutto , meno quello che va nella direzione degli effettivi interessi e bisogni dei lavoratori.

 

In una delle ultime assemblee ho avuto modo di ascoltare che da più parti è giunto un forte monito al rispetto delle regole e degli ordinamenti , ma non ho sentito spendere neanche una parola su quando ci si è resi autori delle più palesi violazioni calpestando diritti ,regole ed ordinamenti nonché schiacciare la dignità e la volontà dei lavoratori .

 

Come possiamo affrontare un serio dialogo se i temi che ci vengono riproposti e sottoposti ,pressoché , dalle stesse persone che diedero luogo sia alla crescita che al declino del SIULP ?

 

Personalmente la confederalizzazione non mi vede scandalizzato più di tanto anche perché le libertà sindacali sono sancite dalla nostra Costituzione e non vedo perché ci sia stata data la possibilità di iscriverci ai partiti Costituzionalmente riconosciuti e non ci venga fornita la possibilità di aderire a sindacati che non siano espressamente di categoria .

 

E’ mia convinta opinione che non esisterà un futuro costruttivo se prima non si analizzeranno approfonditamente i nostri errori , perché di errori ce ne sono stati e possono considerarsi anche innumerevoli .

 

Con ciò non è mia intenzione di lanciare anatemi o colpe su chicchessia , però mi auspicherei che veramente una volta tanto fossero rispettate le regole dettate dal “ Patto di Roma “” che gettarono le pietre miliari per la nascita del sindacato confederale ,e quindi anche della nostra stessa organizzazione , e che infine non ci si riempia la bocca relativamente al rispetto delle regole o degli ordinamenti , poiché ben sappiamo su come ci si è comportati all’interno del SIULP dalla sua nascita ad oggi !

 

Il crescente distacco dei poliziotti dalle organizzazioni sindacali non ha fatto altro che produrre l’effetto di rafforzare nei sindacati una dirigenza burocratica, attenta solo a se stessa e cosciente di trarre il proprio potere non dalla volontà di una base sempre più distante, ma dagli umori del “ palazzo “ e delle “ forze politiche “ e forti di una sorta di delega in bianco rilasciata loro dagli iscritti .

 

Per chi viene da lontano non può che confermare di aver rivissuto questi momenti allorquando nel lontano 1948 si assistette all’annientamento del “ Patto di Roma “forse nato soltanto sulla carta , in quanto negli anni che lo precedettero sino a giungere alla nascita delle correnti democristiane e socialiste, si ebbe modo di osservare al gioco di finte e controfinte , giungendo finanche a comportamenti grotteschi . Così nel 1948 divenne operativa la prima scissione , anche se ciò accadde sul piano formale.

 

Per ciò che riguarda il nostro specifico c’e’ da dire che dal 1981 ad oggi il tenore di vita dei poliziotti è decisamente migliorato, ma la domanda è :

il sindacato quanto ha contribuito e in che proporzione alla conquista di questo miglioramento ?

Quanto invece ha contribuito negli stessi anni “ l’elargizione “ da parte dello Stato o da parte di chi è sempre stato presente e affacciato sul quel famoso osservatorio privilegiato ?

 

Giova ricordare tra i vari passaggi dell’epoca anche quello di Achille Grandi il quale in una lettera aperta a Di Vittorio e Lizzadri sottolineò “” Bisogna che nella famiglia sindacale tutti si sentano a casa propria, non sopraffatti mai dai sospetti o diffidenze, né da maggioranze violente o settarie “”

 

Il SIULP, di origine confederale, rispecchia quanto ?

 

Le dirigenze venutesi a creare non risultano essere solo figlie di una concezione più democratica ed articolata del sindacato , ma sono presenti anche con una concezione della democrazia sindacale vissuta in termini autoritari e verticistici .

 

E qui si potrebbe tranquillamente inserire la politica sulla scelta dei quadri avvenuta nel tempo.

 

Gli attuali fermenti e la creazione di una pletora di sindacati e sindacatini, al nostro interno , non sono null’altro che la palese attestazione del distacco dai sindacati più rappresentativi , i quali hanno dato ampia dimostrazione della mancata tutela su quelle che sono le reali istanze , esigenze e bisogni della categoria .

 

Oramai è noto a tutti quanto sia alta la crisi di militanza sindacale che richiederebbe peraltro una attenta riflessione per comprendere appieno le ragioni e le difficoltà ma che di fatto vengono deliberatamente ignorate, ed anziché effettuare una attenta riflessione su ciò che si dovrebbe fare, si è preferito procedere alla cooptazione di soggetti che sono distanti anni luce da quelle che sono i reali bisogni ed interessi dei lavoratori di Polizia , sino a sfiorare casi di vero e proprio nepotismo sindacale.

 

E’ tanto tempo che si avverte l’esigenza di cambiare, ma per farlo dovremmo essere in grado di portare al nostro interno una ventata di rinnovamento e di ringiovanimento tale che starebbe a significare , finalmente , che si è riusciti a dare una spallata al vecchio modo burocratico e clientelare di fare sindacato .

 

E’ finito il periodo in cui la nostra struttura era veramente l’organizzazione di tutela dei lavoratori di Polizia a 360° gradi quindi occorre superare rapidamente il fenomeno di sottovalutazione dei problemi sollevati dalla base, , rafforzando e ponendo in essere regole precise ed inviolabili che portino i lavoratori a contare di più nella formazione delle decisioni.

 

Lo scopo principe del sindacato dovrebbe essere quello di lavorare per evitare rotture fra i lavoratori , fra chi si sente tutelato e chi non lo è , e non adoperarsi per l’esatto contrario .

 

La democrazia sindacale di fatto è lo strumento insostituibile di salvaguardia per ciò che riguarda la sua autonomia di processi elaborativi e decisionali , ma allo status quo parrebbe flebile .

 

Un’altro fattore che è venuto meno è stato quello di una effettiva spinta in avanti nella rappresentatività del sindacato necessaria a tutelare, unificare e rappresentare tutte le espressioni dell’attuale sistema della Polizia di Stato, e ciò sarebbe da considerarsi vitale per il futuro della nostra stessa esistenza, rafforzando collateralmente regole rigide che conducano i poliziotti a contare di più ed incisivamente in qualunque fase che riguardi gli interessi e la tutela di tutti i lavoratori in produzione che in quiescenza .

 

La nostra organizzazione in passato sarebbe stata definita pronta in un qualunque giorno a mettere in campo una rivoluzione , in senso lato, per l’effettiva tutela dei propri lavoratori , invece, alla luce dei fatti ha dato dimostrazione di essere andata verso un processo di normalizzazione,

di appiattimento e di grigiore sindacale .

 

Un’altra regola da ripristinare rispettando sempre le origini di nascita e di cui si avverte la necessità , sarebbe quella di stabilire una periodicità di riunioni durante l’anno , programmando di volta in volta i contenuti e quindi colmare i grandi vuoti esistenti eliminando le noiose ripetitività , eliminando di fatto le operazioni di mera facciata .

 

Noi del SIULP non dovremmo fare del nostro mandato una politica di parte e/o di comodo , ma dovremmo essere vincolati solo ed esclusivamente alla tutela di tutti i lavoratori , e se un solo un lavoratore è minacciato per ingiusta causa, tutta la struttura deve sentirsi minacciata e quindi agire per ripristinare il diritto , la difesa e la legalità nei confronti dell’eventuale singolo a tutela di tutta la categoria e monito per l’Amministrazione circa la inviolabilità dei diritti sindacali , il rispetto dei diritti , dei doveri , degli accordi e delle contrattazioni sottoscritte reciprocamente esaltando così la peculiarità ed il significato insito del sindacato in seno alla struttura che rappresenta .

 

febbraio 1999

 

Massimiliano Valdannini

Iscritto SIULP

 

 

 

   

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