Atto Senato Mozione 1-00503 - ..Carabinieri..pur avendo l'Arma acquisito il rango di Forza armata, ma essendo una Forza di polizia ad ordinamento militare, dovrebbero essere inserite, come avviene in altri Paesi europei (su tutti Francia e Spagna) nel bi

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Categoria: Atti Parlamentari
Creato Giovedì, 01 Dicembre 2011 15:17
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Atto Senato

Mozione 1-00503
presentata da
GIUSEPPE CAFORIO
martedì 29 novembre 2011, seduta n.638
CAFORIO, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

gli elevati fattori di rischio per la stabilità e la sicurezza internazionale confermano oggi l'esigenza di disporre di capacità militari idonee a missioni di pace, agili e flessibili in termini di impiego anche sul territorio nazionale, ma al contempo rispettose delle necessarie esigenze di contenimento delle spesa pubblica;

l'attuale modello di difesa, concepito ai tempi della guerra fredda, in presenza di grandi risorse statali e della necessità di riavviare il settore industriale del Paese, risulta essere - non certo per responsabilità degli appartenenti alle Forze armate, ma per una programmazione errata compiuta dai vari Esecutivi succedutisi nel tempo, nonché per una volontà di soddisfare più le esigenze industriali attinenti alla difesa, piuttosto che la difesa stessa - arretrato rispetto al nuovo scenario politico internazionale;

la dotazione odierna di mezzi delle Forze armate infatti è così composta: a) per l'Esercito italiano, di 200 carri da combattimento, altrettanti veicoli da combattimento per la fanteria, più di 1.000 veicoli cingolati per il trasporto delle truppe. Nel settore dei mezzi ruotati si registrano, invece, 300 esemplari di blindo pesanti, 540 veicoli blindati, 1.150 esemplari di veicoli tattici leggeri Lince. Nel campo dell'artiglieria l'Esercito Italiano è dotato di circa 150 semoventi, di 22 semoventi lanciarazzi pesanti e di circa 90 cannoni trainati; b) per l'Aeronautica militare, di diverse componenti: caccia e cacciabombardieri, trasporto, addestramento, elicotteri e altri tipi di velivoli. Per quanto riguarda caccia e caccia bombardieri, l'Aeronautica ha in dotazione i seguenti modelli: 29 F-16, 74 Euro Fighter Typhoon, 52 Amx, 75 Tornado Ids, 15 Tornado Ecr. L'attività di trasporto si esplica, di contro, grazie a 21 c-130j Hercules e 12 c-27j Spartan. Per l'addestramento vengono impiegati 30 Sf 260-Ea, 33 Mb-339-a Mlu, 29 b-339 c/d e 15 mb-339 pan della pattuglia acrobatica nazionale. Per la componente elicotteri l'Aeronautica può contare su 24 AgustaWestland hh-3f, 32 AgustaWestland ab-212 utilizzati per i medesimi ruoli ed una cinquantina di Nardi hh-500. In ultimo, tra i velivoli dedicati ad altri compiti degni di menzione, i pattugliatori marittimi br-1150 Atlantic e gli Rq-9 Predator (aerei senza pilota Uav); c) per la Marina militare di 60 unità: 2 portaerei (Cavour e Garibaldi), 4 cacciatorpediniere, 8 fregate, 6 sottomarini, 4 pattugliatori di squadra, 8 corvette, 10 pattugliatori, 3 unità da assalto anfibio, 3 navi da rifornimento di squadra, 12 cacciamine. Ad esse si aggiungono poi una settantina di unità "minori", tra navi scuola, oceanografiche, unità cisterna, servizio fari, navi da trasporto costiero e rimorchiatori. Va segnalata, inoltre, la componente anfibia della Marina, rappresentata dal reggimento San Marco;

premesso inoltre che:

il tema della riduzione delle spese afferenti al mondo delle Forze armate, dovrebbe, specialmente in un momento di crisi come quello attuale, essere seriamente affrontato, mettendo da parte la logica dei tagli indiscriminati - sistematicamente utilizzata negli ultimi anni - e considerando, oltre che la riduzione di un costo, anche, per ogni singola forza armata, la valutazione dell'efficacia e dell'efficienza del servizio conseguente;

attualmente risultano in servizio 190.000 unità militari, con una spesa annua per l'espletamento della "Funzione Difesa", propriamente detta, di 14,993 miliardi di euro per il 2012. Tali risorse non sono utilizzate in modo ottimale a causa di una serie di disfunzioni strutturali ed organizzative che, apparentemente, non si è in grado di risolvere. Basti considerare che il 65,4 per cento delle risorse serve a pagare gli stipendi, il 12,3 per cento al funzionamento, mentre il 22,2 per cento è destinato agli investimenti ed alla ricerca. Una ripartizione virtuosa delle risorse vedrebbe la spesa per il personale non pesare per oltre il 50 per cento del totale, con un 20 per cento per l'esercizio ed il 30 per cento per gli investimenti;

ai miliardi di euro indicati si aggiungono altre voci di spesa alquanto discutibili e che non dovrebbero essere presenti nel bilancio della Difesa. Su tutte lo stanziamento previsto per l'Arma dei carabinieri. Queste risorse, pur avendo l'Arma acquisito il rango di Forza armata, ma essendo una Forza di polizia ad ordinamento militare, dovrebbero essere inserite, come avviene in altri Paesi europei (su tutti Francia e Spagna) nel bilancio del Ministero dell'interno. Altra voce di spesa alquanto discutibile è quella relativa alle "Funzioni Esterne", una categoria omnibus dove sono inseriti vari costi, tra i quali quelli riguardanti i voli di Stato, coordinati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, il rifornimento idrico delle isole minori siciliane, i contributi alla Croce Rossa Italiana, per un totale di 164 milioni di euro all'anno. Capitoli che fanno giungere il bilancio "ufficiale" della Difesa alla non inconsistente cifra di 21,34 miliardi di euro;

considerato che:

il bilancio della Difesa ha subito negli ultimi tre anni - soprattutto ad opera del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 - una considerevole riduzione delle dotazioni finanziarie. Tale ridimensionamento si è già negativamente ripercosso, continuando a farlo, sul funzionamento dell'intera macchina operativa della funzione difesa, determinando situazioni di fortissima criticità che riguardano indistintamente i settori del personale, dell'esercizio e degli investimenti;

il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto un ulteriore taglio delle dotazioni finanziarie del Ministero della difesa di oltre 600 milioni di euro nel prossimo triennio: più precisamente 255 milioni di euro per l'anno 2011, 304 milioni per il 2012 e 104 milioni per il 2013. L'emanazione di tale decreto-legge ha prodotto una drammatica riduzione dei livelli di addestramento e intervento, una forte riduzione dei livelli di scorte di materiali, combustibili e dotazioni, un incremento della situazione debitoria delle spese obbligatorie, una riduzione delle capacità operative delle Forze armate al di sotto degli standard NATO;

nella nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l'anno 2012, Parte II, le spese previste per il personale ammontano a 9,56 miliardi di euro, con un incremento di 93,4 milioni di euro, quelle di esercizio a 1,51 miliardi con un aumento per il 2012 di 68,1 milioni. Le spese di investimento, invece, ammontano a 3,93 miliardi di euro con un incremento di 471 milioni di euro previsto per il prossimo anno. Nonostante detto complessivo maggiore stanziamento, in realtà maggiore solo in confronto all'anno 2011, le risorse continuano ad essere insufficienti alla copertura delle reali esigenze del comparto Difesa, come riportato nella sezione "spese di esercizio" nella quale i precedenti responsabili dei Dicasteri, firmatari del documento citato, testualmente sostengono che il volume stanziato continua ad essere non sufficiente alle reali esigenze e determinerà un incremento delle criticità del settore; inoltre sostengono che le frequenti azioni di contenimento sortiscono effetti che condizionano significativamente la prontezza operativa dello strumento militare; effetti destinati ad assumere tratti di irreversibilità nell'arco di 1/3 degli anni;

considerato inoltre che:

nell'ambito del progetto di riorganizzazione della Difesa è prevista la riduzione delle direzioni generali, degli uffici centrali, nonché delle dotazioni organiche del personale civile. Tra le direzioni soppresse risulta essere quella della Sanità militare per la quale è previsto il trasferimento delle competenze amministrativo-gestionali in capo al Segretariato generale e di quelle addestrative-operative e di formazione alle strutture dipendenti dallo Stato maggiore della Difesa. Tale misura rischia di compromettere in modo determinante l'efficacia dell'assistenza e della formazione nel campo della sanità militare, non permettendo il mantenimento di un livello elevato degli standard qualitativi all'interno della stessa;

il Rapporto Difesa 2010 evidenzia la necessità di porre fine agli squilibri strutturali insopportabili esistenti a livello di personale. Tali squilibri sono prodotti dalla sovrabbondante presenza di alti gradi, sia tra gli ufficiali sia tra i sottufficiali, che rendono il sistema molto costoso, ma non sempre efficiente. Basti pensare che, secondo quanto riportato non solo dal rapporto di cui sopra ma anche da articoli di stampa di autorevoli periodici, il sistema Difesa italiano è caratterizzato dalla presenza di ben 500 generali, 1 ogni 356 militari in servizio, e ben 57.000 marescialli, 1 ogni 3 militari in servizio. La situazione è talmente grave, anche per quanto riguarda i colonnelli ed i tenenti colonnelli, da far pensare alla presenza di una pianta organica fortemente disequilibrata, quasi una "piramide rovesciata";

nonostante l'entità dei suddetti tagli si è provveduto, allo stesso tempo, con l'articolo 55, comma 5-bis del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, ad autorizzare lo stanziamento di quasi 21 milioni di euro per finanziare dei corsi di formazione per i giovani, della durata di tre settimane, all'interno delle Forze armate, la cosiddetta naia breve, dalla dubbia validità formativa e di stampo prettamente ideologico;

negli ultimi anni sono stati finanziati, nonostante i suddetti tagli, programmi inutili e costosi volti all'acquisto di mezzi ed armamenti che nella grande maggioranza dei casi vengono utilizzati poco o nulla. È il caso di 95 caccia Euro Fighter, ordinati per la difesa aerea, per i quali il costo preventivato è di 18 miliardi di euro, ovvero dei 131 cacciabombardieri Jsf, il cui costo ipotizzato è di 15 miliardi di euro. Ad essi poi si aggiungono 600 milioni di euro per l'acquisto di missili terra aria Meads, programma successivamente cancellato, i 464 milioni spesi per 70 mezzi semoventi Pzh 2000 e i 304 milioni pagati per 540 autoblindo Puma, rivelatisi inadatti ad un potenziale impiego nelle missioni;

rilevato che:

l'attuale modello di difesa, basato sulla sospensione del servizio di leva obbligatorio ed il passaggio al reclutamento volontario, nonostante gli ottimi risultati raggiunti oltre i confini nazionali, necessita di ulteriore rivisitazione al fine di permettere all'Italia di ritornare ad essere uno dei principali attori sulla scena di politica estera e di sicurezza internazionale, senza tuttavia aumentare gli stanziamenti per i sistemi d'arma, ma semplicemente operando nell'alveo delle organizzazioni nazionali e sovranazionali cui appartiene, contribuendo ad indirizzarne, con spirito critico, le decisioni e, soprattutto, integrando propri uomini e mezzi alle forze messe a disposizioni da altri Paesi;

il settore della difesa nazionale - nel quale rientrano a pieno titolo tutte le missioni internazionali cui l'Italia partecipa al fine di prevenire i conflitti e contribuire alla pacificazione o al mantenimento della pace - rappresenta inconfutabilmente uno degli ambiti nel quale il Paese, dal dopo guerra ad oggi, si è sempre distinto raccogliendo indubbi successi non solo sul piano internazionale;

le Forze armate italiane - con azioni volte alla prevenzione, al controllo ed alla stabilizzazione delle crisi che mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionale - rappresentano da tempo uno strumento importante della politica estera del Paese;

in considerazione di quanto espresso nei paragrafi precedenti, il modello di difesa che occorrerà realizzare dovrà necessariamente essere più ampio, dinamico e costruttivo rispetto al passato per rispondere efficacemente alle minacce più moderne portate alla sicurezza internazionale;

a tal proposito, come peraltro già rilevato dalla "Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessiva del sistema di difesa e sicurezza nazionale", il nuovo sistema di difesa, integrato all'interno del modello di difesa europeo, dovrà necessariamente essere ridisegnato non solo in relazione alla mera compatibilità finanziaria, ma con il contributo ampio di esperti del settore, di esponenti della società civile, oltre che, come previsto dalla Costituzione, del Parlamento, rispondendo in tal modo alla duplice esigenza di contrastare le minacce alla sicurezza in modo più efficace ed efficiente e di ridurre i costi legati all'azione di contrasto;

un nuovo modello di Difesa è, oltre che possibile, necessario al fine di raggiungere una più alta flessibilità di impiego degli uomini e dei mezzi oggi disponibili, oltre che al fine di avere una comparabilità in termini di efficienza dei mezzi impiegati sia dalle singole Forze armate che dalle Forze armate nel loro complesso tra i diversi Paesi dell'Unione europea, per arrivare ad un modello migliore anche e soprattutto in termini di dispendiosità, che dovrà esser rappresentato dal modello europeo;

rilevato inoltre che:

un ulteriore problema da affrontare è rappresentato dal numero di alloggi di servizio a disposizione delle Forze armate e dalla relativa necessità di porre un freno al fenomeno della permanenza abusiva da parte dei beneficiari cosiddetti sine titulo. Tale questione è stata affrontata, nel corso di questa Legislatura, in numerosi sedi, in modo infruttuoso da parte del Governo allora in carica e della sua maggioranza parlamentare, ovvero senza che seguissero atti concreti al fine di risolvere detta problematica;

le infrastrutture di cui le Forze armate dispongono, oltre ad essere dislocate e concentrate soprattutto nelle regioni del Centro, del Nord e del Nord Est, si caratterizzano per una perdurante situazione di degrado a causa della mancata manutenzione degli stessi immobili per una evidente cattiva gestione del patrimonio;

la 4ª Commissione permanente (Difesa) del Senato della Repubblica è da ormai lungo tempo impegnata nella problematica questione della rappresentanza militare, rispetto alla quale non si registra ancora una intesa nell'impianto normativo e sulle adeguate coperture finanziarie,

impegna il Governo:

a mettere in atto, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, provvedimenti finalizzati alla razionalizzazione della pianta organica militare e pertanto alla realizzazione del famoso "rovesciamento" della piramide, più volte auspicato ed individuato, già nel "Rapporto Difesa" 2010, come elemento fondante di qualsiasi azione più ampia di miglioramento del comparto Difesa;

a ridisegnare il modello di difesa mediante l'adozione di interventi di riorganizzazione finalizzati ad eliminare sprechi o inefficienze, basandolo su programmi interforze, con l'intento di generare economie di gestione e maggiore efficienza nei più svariati settori, garantendo tuttavia una razionalizzazione armonica di settori più eterogenei della Difesa, osando nel contrasto all'inerzia e alla resistenza al cambiamento tipiche di tutte le grandi burocrazie;

a pensare ad un modello di difesa basato sulla professionalità delle Forze armate e non sulla precarietà delle stesse, formulando proposte in considerazione del fondamentale programma di difesa europeo ed incentivando ogni tipo di possibile cooperazione finalizzata alla costruzione dell'ambizioso programma europeo;

a individuare e porre concretamente in essere atti volti a risolvere l'annosa e improcrastinabile questione degli alloggi ed immobili militari, oggetto di molteplici situazioni speculative e di abusivismo;

a riconsiderare la logica dei tagli indiscriminati e a provvedere, in una situazione di oggettiva crisi economica e mancanza di fondi, a distribuire gli stessi con maggiore oculatezza, con l'obiettivo primario di garantire la sicurezza dei cittadini e al contempo l'incolumità e condizioni lavorative ottimali al personale del comparto Difesa;

sempre in una situazione di scarsità di risorse a disposizione del comparto Difesa, a selezionare con maggiore attenzione l'assegnazione di fondi al settore dell'associazionismo che gravita intorno al sistema della Difesa, evitando che gli stessi vengano, come in passato, destinati in modo discrezionale ad enti dalla discutibile rilevanza sociale, nonché all'organizzazione di corsi dalla brevissima durata, di stampo prettamente ideologico, inutili al fine di un futuro reclutamento all'interno delle Forze armate (cosiddetta naia breve);

a prevedere una ridislocazione delle infrastrutture militari, dal Centro Nord al Sud del Paese, al fine di adeguare le nuove esigenze di difesa e sicurezza al nuovo contesto nazionale ed europeo oltre che fornire garanzie di impiego dei militari presso i bacini geografici di reclutamento, da individuare necessariamente nel Mezzogiorno;

a implementare la presenza di strutture ed infrastrutture operanti soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, al fine di evitare che il ridimensionamento infrastrutturale già in atto si trasformi in un abbandono da parte dello Stato delle zone meridionali del Paese;

a garantire efficaci programmi di esercitazione e aggiornamento delle professionalità e dello strumento militare che permettano ai soldati italiani di ricominciare ad effettuare i necessari addestramenti navali, terresti ed aerei, nonché garantire la formazione allo svolgimento delle funzioni di pubblica sicurezza;

ad attivarsi per il mantenimento di elevati standard qualitativi da parte della Sanità militare, nonostante il previsto scorporamento delle funzioni fino ad ora ad essa riconosciute;

a porre in essere ogni utile azione al fine sospendere ovvero ridimensionare l'acquisto di ulteriori armamenti - così come previsto dai pareri già espressi dalla IV Commissione (Difesa) della Camera dei deputati, in data 23 novembre 2011, sugli ultimi acquisti di sistemi d'arma - garantendo, di contro, il corretto impiego, in totale sicurezza, degli armamenti esistenti.

(1-00503)